Icone

                               
Formulario è un servizio gratuito. Aiutaci a mantenere aperta la partecipazione a tutti, semplicemente cliccando "Mi piace". A te non costa nulla, per noi vuol dire molto
Il nostro è un blog interattivo che grazie ad una serie di link ti consente l'agevole passaggio da una pagina di interesse all'altra, da un articolo all'altro articolo.

Aggiungi Formulario ai preferiti premendo contemporanemante i tasti Ctrl + D

Bannersnack

QUANDO DEVE ESSERE EMESSA LA FATTURA?


La fattura va emessa alla data dell’incasso del compenso (saldo o acconto).
La fattura, come documento valido ai fini IVA, non va confusa con la fattura pro-forma, che non comporta addebito di IVA, e che costituisce solo un pro-memoria al cliente. Questo tipo di documento è stato ammesso per evitare che il professionista emetta fattura e debba anticipare l’IVA quando il pagamento avviene qualche mese dopo l’emissione della fattura.
E’ importante ricordare che, se il cliente paga un acconto, esso va fatturato.
L’importanza di questa sottolineatura si spiega con la rilevanza, ai fini IVA e reddituali, di un acconto, mentre rimane irrilevante il “fondo spese”, che con la necessità di provare documentalmente tali circostanze in caso di verifica.
In caso di pagamento rateale la fatturazione avverrà in questo modo:
Compenso pattuito come da preventivo: euro 1.000, pagamento in tre rate.
All’incasso di ogni rata l’avvocato emetterà la fattura di Euro 333,33, oltre a C.P.A. ed IVA.

Acconto compenso come da incarico del….               333,33
C.P.A.                                                                     13,33
Imponibile                                                              346,66
IVA                                                                          72,80

Totale fattura                                                        419,46

Formula RECLAMO AVVERSO DECRETO GIUDICE DELL’ESECUZIONE

RECLAMO AVVERSO DECRETO GIUDICE DELL’ESECUZIONE OVVERO AVVERSO ATTI DEL PROFESSIONISTA DELEGATO (art. 534-ter c.p.c.)

TRIBUNALE DI ............
GIUDICE DELL'ESECUZIONE

RICORSO EX ART. 534-TER C.P.C.
NELLA PROCEDURA ESECUTIVA N. ..................... R.G.E.
promossa da:
...................................................
CREDITORE PIGNORANTE

CONTRO
....................................................
DEBITORE ESECUTATO

AVVERSO
il decreto del Giudice dell'Esecuzione emesso il ........................
oppure
avverso l'atto di ..................... emesso dal dott.

specificare il professionista delegato

delegato alla vendita del

indicare il bene

pignorato nella procedura esecutiva n. .................. del ........................


Ill.mo Sig. Giudice dell'Esecuzione,
l'Avv. ..............., con studio in ........................ via ....................., n. ....................., difensore di fiducia di ............, giusta procura in calce / a margine del presente atto

PREMESSO
- che con decreto emesso in data ........................ la S.V. Ill.ma ha risolto le difficoltà insorte nel corso della vendita segnalate dal dott. ............... all'uopo delegato, disponendo che ..................
oppure
- che il dott.

professionista delegato

nel corso della vendita dalla S.V. Ill.ma delegata ha .....................;
- che tale provvedimento è lesivo del proprio interesse in quanto .....................;
tutto ciò premesso

PROPONE RECLAMO
avverso il predetto atto e

CHIEDE
alla S.V. Ill.ma di voler ....................................
Chiede, altresì, ricorrendo i seguenti gravi motivi: ........................ la sospensione delle operazioni di vendita.

........................ lì ..................
Avv. ..................
Depositato in cancelleria il .....................
Firma del cancelliere




[1]     Oppure: dell’atto …...........

NOTA DI DEPOSITO RICORSO PER CASSAZIONE

NOTA DI DEPOSITO RICORSO PER CASSAZIONE (artt. 369 c.p.c.; 123 bis, 134, 134 bis, 135, 137 e 144 quater disp. att. c.p.c.)
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
NOTA DI DEPOSITO
Il sottoscritto avv........................, con domicilio in..............., via.............................., difensore del sig..................... nel ricorso proposto dal sig.....................contro il sig........................ depositato presso la cancellerai della Corte di Cassazione in data..................e recante il n.........R.G.C., avverso la sentenza del............................................. emessa in data........................
deposita i seguenti atti
1).................................;
2).................................;
... [continua]
Roma,...........................
Firma dell’avvocato



Esame avvocato 2015 - Atto civile - Cassazione sentenza n. 180 del 2013

Cassazione sentenza n. 180 del 2013
Esame avvocato 2015 - Atto civile -

OMISSIS

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

La s.p.a. U. Banca (attualmente S.P.A. U. Banca) ha richiesto decreto ingiuntivo nei confronti della propria correntista s.r.l. C.e del fideiussore P.A. per il saldo passivo del conto corrente acceso dalla società presso la banca ricorrente.

Entrambi gli ingiunti hanno proposto opposizione avverso il provvedimento monitorio fondandola esclusivamente sull'eccezione d'incompetenza per territorio del giudice adito, indicando entrambi come giudice competente quello di Roma, quale giudice del luogo ove era ubicata la sede legale della società nonchè di residenza dei fideiussore. Il Tribunale di Ravenna ha accolto, parzialmente l'opposizione, declinando la propria competenza esclusivamente con riferimento alla posizione del fideiussore, sulla base delle seguenti argomentazioni:

a) il contratto di conto corrente contiene una clausola che indica nel Tribunale di Ravenna il foro convenzionalmente stabilito dalle parti ex art. 28 cod. proc. civ.;

b) il fideiussore non ha mai sottoscritto il contratto di conto corrente che contiene la clausola in questione;

c) non può essere applicato l'art. 33 cod. proc. civ., ovvero la norma che dispone la modificazione delle regole sulla competenza per ragioni di connessione, nell'ipotesi di cumulo soggettivo di domande, in quanto, ancorchè tale regola processuale operi anche nell'ipotesi in cui le due domande siano proposte con ricorso per ingiunzione, è necessario che il giudice territorialmente competente sia stato prescelto sulla base di uno dei criteri legali previsti dagli artt. 18, 19 e 20 cod. proc. civ. e non per determinazione convenzionale, non corrispondente ad alcuna delle opzioni previste dalle norme processuali relative all'individuazione del foro competente nei rapporti obbligatori;

d) non può trovare applicazione l'art. 31 cod. proc. civ., relativo alla proponibilità, in deroga ai criteri legali regolanti la competenza territoriale, della causa accessoria davanti al giudice della causa principale, sia perchè l'operatività della deroga richiede che la domanda principale e quella accessoria siano rivolte verso la stessa persona sia perchè si tratta di una norma eccezionale che non può essere applicata nel caso in cui il foro della causa principale sia stato convenzionalmente stabilito.

Avverso tale provvedimento ha proposto regolamento di competenza la S.P.A. U. affidandosi ai seguenti motivi:

- in primo luogo viene contestata l'inapplicabilità dell'art. 31 cod. proc. civ. sul rilievo, determinante ai fini della competenza territoriale, della natura giuridica accessoria della fideiussione rispetto al rapporto principale, derivante dal regime codicistico di tale obbligazione di garanzia e dall'ampiezza dell'impegno negoziale sottoscritto dalla P. con il quale si è vincolata a garantire integralmente il contratto di conto corrente fino all'importo di 120.000 Euro, conformemente alle condizioni contrattuali vincolanti il correntista ("per l'adempimento di obbligazioni verso codesta Banca dipendenti da operazioni bancarie di qualsiasi natura, già consentite o che venissero in seguito consentite al predetto nominativo o a chi gli fosse subentrato"). La conferma del collegamento indissolubile tra i due rapporti è, altresì, desumibile dalla stessa clausola derogativa della competenza, nella quale viene specificato che tale indicazione convenzionale debba intendersi riferita "ad ogni eventuale controversia comunque dipendente dal contratto o collegata con il medesimo". Tale inscindibile legame con l'obbligazione principale ne determina l'estensione automatica anche alla fideiussione, tenuto conto che nell'ipotesi speculare, è consentito al garantito convenire il garante ai sensi degli artt. 32 e 106 cod. proc. civ. davanti al giudice della causa principale.

- Infine si rileva l'inapplicabilità al fideiussore del foro del consumatore, in quanto l'obbligazione di garanzia non accede ad un contratto di consumo ma ad un contratto di conto corrente stipulato non con una persona fisica ed al fine di esercitare un'attività d'impresa.

- Il Procuratore generale, nella propria requisitoria scritta ha chiesto la dichiarazione della competenza del Tribunale di Ravenna.

- L'obbligazione del fideiussore deriva la propria validità ed efficacia dall'obbligazione principale (art. 1939 cod. civ.) e non può eccedere ciò che è dovuto dal debitore, nè può essere prestata a condizioni più onerose di quelle del contratto che ha ad oggetto il rapporto principale, estendendosi tuttavia a tutti gli accessori del debito garantito. Uno degli elementi di tipicità del contratto di fideiussione consiste, di conseguenza, nella mancanza di autonomia dell'obbligazione di garanzia assunta mediante questo modello legale e nell'inscindibilità del legame con l'obbligazione principale, sotto i profili, già evidenziati, della vigenza e validità del vincolo, dell'omogeneità del regime negoziale e legale (le eccezioni opponibili dal debitore principale al creditore garantito, sono estese al fideiussore ai sensi dell'art. 1945 cod. civ.), della coincidenza dell'oggetto, anche se ai sensi del novellato art. 1938 cod. civ., con l'indicazione dell'importo massimo garantito. La mancanza di autonomia costituisce, infatti, l'elemento che distingue il negozio fideiussorio, assoggettato al regime legale tipico, previsto dalle norme codicistiche, dal contratto autonomo di garanzia che invece rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 1322 c.c., comma 2, (S.U. n. 3947 del 2010) e che si caratterizza per la legittimità dell'escussione della garanzia, senza la preventiva valutazione della validità e vigenza del rapporto principale. Ne consegue che l'accessorietà costituisce non solo uno degli elementi tipici del contratto fideiussorio ma anche il carattere distintivo di questo negozio rispetto a nuove forme contrattuali, fondate sull'autonomia e la tendenziale impermeabilità del rapporto di garanzia con quello principale.

- Tale carattere tipico dell'accessorietà, trasferito sul piano processuale, costituisce uno dei criteri derogativi delle regole generali in tema di competenza per territorio nei rapporti obbligatori, favorendo il legislatore in tale ipotesi la soluzione del simultaneus processus. (art. 31 cod. proc. civ.). La regola, generalmente applicabile per ogni obbligazione di natura accessoria (interessi, maggior danno ex art. 1224 cod. civ. etc;) ha una peculiare ragion d'essere nell'obbligazione fideiussoria che deriva la propria vincolatività ed efficacia dal rapporto principale. La giurisprudenza di legittimità ha riconosciuto espressamente il rilievo dell'accessorietà nell'obbligazione fideiussoria proprio al fine di riconoscere la connessione tra la causa relativa al rapporto principale e quella riguardante il contratto di garanzia, allo specifico fine di individuare un unico foro per entrambe.

L'orientamento sopraindicato si è affermato prevalentemente in controversie caratterizzate dal quesito relativo all'applicabilità della tutela consumeristica al contratto di fideiussione a partire dalla previsione cogente del foro inderogabile del consumatore (Cass. 10127 del 2001; 10107 del 2005; 13643 del 2006; e con riferimento in generale all'applicabilità della tutela consumeristica, Cass. 25212 del 2011). La Corte ha costantemente stabilito che la prevalenza del foro del consumatore nel rapporto di garanzia rispetto a quello convenzionalmente stabilito nel contratto di fideiussione, dipende dalla qualità soggettiva del contraente garantito nel rapporto principale, proprio in virtù del nesso inscindibile tra i due rapporti e a causa della accessorietà e mancanza di autonomia dell'obbligazione fideiussoria, così superando una delle ragioni d'inapplicabilità sostenute nel provvedimento impugnato, ovvero quella relativa alla non operatività dei criteri derogativi della competenza previsti agli artt. 31 e 33 cod. proc. civ., nell'ipotesi del foro convenzionalmente stabilito. Attraverso il rilievo primario dell'accessorietà è facilmente superabile, quanto meno nell'ambito del rapporto fideiussorio, il risalente orientamento di legittimità che richiedeva per l'applicazione delle norme derogative degli ordinari criteri della competenza, ai sensi dell'art. 31 e 33 cod. proc. civ., l'identità dei soggetti processuali, (Cass. 2614 del 1962; 3496 del 1983; 9158 del 1987, le ultime due, però, riguardanti il rapporto tra sezione specializzata e tribunale ordinario e non la deroga dei criteri ordinari di determinazione della competenza territoriale). Peraltro, deve essere sottolineato che nella specie, la norma derogativa della competenza applicabile è l'art. 31 cod. proc. civ. e non l'art. 33 cod. proc. civ., in quanto il vincolo di accessorietà si pone in relazione di specialità rispetto al genus della connessione per oggetto e titolo regolata dall'art. 33 cod. proc. civ.. Infine, gli effetti dell'accessorietà, sull'adozione di un unico foro che garantisca il simultaneus processus per il rapporto principale e quello fideiussorio, sono stati evidenziati nella giurisprudenza di legittimità anche in ordine a controversie non caratterizzate dalla richiesta di applicazione del foro del consumatore. Nell'ordinanza n. 4757 del 2005, in una fattispecie del tutto omologa a quella dedotta nel presente giudizio, la Corte ha stabilito che in tema di competenza per territorio il foro convenzionalmente stabilito dalle parti nel contratto principale (di leasing) si applica anche al contratto di fideiussione, "atteso che lo stretto legame esistente con l'obbligazione principale ed il rischio che, in caso di separazione dei giudizi, si formino due diversi giudicati in relazione ad un giudizio sostanzialmente unico". - Deve, pertanto, concludersi dichiarando la competenza del Tribunale di Ravenna anche per l'obbligazione fideiussoria, non rilevando la mancata espressa sottoscrizione della clausola di determinazione convenzionale della competenza contenuta nel contratto principale da parte del fideiussore, essendo risolutivo il nesso inscindibile tra i due contratti dovuto alla natura accessoria e non autonoma dell'obbligazione fideiussoria.

P.Q.M.

- La Corte, cassa il provvedimento impugnato e dichiara la competenza del Tribunale di Ravenna.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2012.

Depositato in Cancelleria il 7 gennaio 2013

FORMULA OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

Di seguito modello di opposizione alla richiesta di archiviazione nel processo penale e contestuale richiesta di prosecuzione delle indagini.

TRIBUNALE DI ...

Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari

ATTO DI OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA

DI ARCHIVIAZIONE E RICHIESTA DI PROSECUZIONE

DELLE INDAGINI

Ill.mo Sig. Giudice per le Indagini Preliminari,

il sottoscritto Avv. Tizio, con Studio in ... difensore della persona offesa dal reato _____________ nel procedimento penale n. ______________ RGNR / Mod. a carico di __________ come da mandato in calce del presente atto, fa presente quanto segue.

La persona offesa ha presentato denuncia – querela per _________________ ___________________________________________

Il procedimento veniva rubricato al R.G. notizie di reato n. ___________ e veniva assegnato al Dr. ____________

Con atto notificato alla persona offesa il _______________ il Pubblico Ministero ha formulato richiesta di archiviazione.

Poiché tale richiesta appare ingiusta, ingiustificata e illegittima, con la presente si propone formale

OPPOSIZIONE ALL’ARCHIVIAZIONE PER I SEGUENTI

MOTIVI

Il pubblico ministero ha formulato nel presente procedimento richiesta di archiviazione nei confronti dell’indagato sulla base della segunete motivazione: ___________________. Tale conclusione così come motivata, appare censurabile sia per ciò che attiene alle questioni processuali, sia per quelle di merito. _____(Esporre i motivi giuridici che dovrebbero portare ad una prosecuzione delle indagini o alla formulazione coatta dell’imputazione. Unire a queste motivazioni tutte le risultanze fattuali da approfondire, o semplicemente non adeguatamente considerate, che porterebbero l’indagine ad un diverso esito. NB: E' fondamentale chiedere la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova)___.
Alla luce di queste ulteriori indagini emergerebbe un quadro probatorio inequivocabile dell’accaduto, che già al momento, comunque, è sufficientemente indicativo della penale responsabilità dell’indagato.

Sta di fatto che la Procura ha svolto indagini solo parziali essendosi limitata _____________________________

Nel caso di specie è necessaria la prosecuzione delle indagini preliminari per il compimento di una indagine suppletiva e ciò perchè _____________

L’indagine suppletiva dovrebbe orientarsi verso l’audizione dei testimoni ____________________ che potranno riferire su ___________________ nonchè sulle seguenti ulteriori attività d'indagine: (illustrare i contenuti della possibile indagine suppletiva come ad esempio l'acquisizione di documenti, l'espletamento di perizie etc.)_________________

Per quanto sopra esposto

SI CHIEDE

che il Giudice per le indagini preliminari voglia ordinare la prosecuzione delle indagini preliminari indicando al Pubblico Ministero le ulteriori indagini da eseguire ed il termine per il compimento di esse. In particolare si chiede che al Pubblico Ministero venga indicato di svolgere una investigazione suppletiva anche attraverso:
a) l’interrogatorio di ________ in relazione ai fatti dedotti nella querela;
b) L’audizione dei testi __________ sulle seguenti circostanze di fatto ___________;
c) L'audizione delle persone offese ________________;
d) L’acquisizione della documentazione relativa a _______________;
e) La disposizione di perizia per accertare ______________;

Si chiede infine che la S.V. Ill.ma Voglia, ai sensi dell'art. 410 c.p.p., fissare udienza di comparizione delle parti in Camera di consiglio per la discussione.

Si produce richiesta di archiviazione notificata con la relativa busta; ___ indicare eventuali altri documenti___.

firma




art. 278 c.p.p. - Determinazione della pena agli effetti dell'applicazione delle misure

art. 278 cpp - Agli effetti dell'applicazione delle misure, si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione della circostanza aggravante prevista al numero 5) dell'articolo 61 del codice penale e della circostanza attenuante prevista dall'articolo 62 n. 4 del codice penale nonché delle circostanze per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale [c.p. 63, comma 3].

Giurisprudenza sull'art. 278 c.p.p.
CAssazione, massima sentenza n. 210 del 09.03.1992
L'art. 278 c.p.p. è applicabile anche ai fini della determinazione dei termini di durata massima della custodia cautelare. Da ciò deriva che ai detti fini deve tenersi conto, non soltanto delle circostanze aggravanti ad effetto speciale ma indistintamente di tutte le circostanze ad effetto speciale, siano esse aggravanti od attenuanti. Peraltro, la circostanza attenuante ad effetto speciale, per incidere sui termini di durata della custodia cautelare deve essere definitivamente attribuita e non ancora "sub iudice". (Fattispecie in cui la circostanza attenuante ad effetto speciale era stata riconosciuta nella sentenza di condanna, ancora "sub iudice", perché investita dall'impugnazione del pubblico ministero; la Corte ha ritenuto che, non incidendo la circostanza stessa sulla misura della "pena stabilita dalla legge" ai fini del computo dei termini di durata della custodia cautelare, per le fasi ulteriori avrebbe dovuto farsi riferimento all'imputazione non attenuata).

art. 278 c.p.c. - Condanna generica. Provvisionale



art. 278 c.p.c. - Quando è già accertata la sussistenza di un diritto, ma è ancora controversa la quantità della prestazione dovuta, il collegio, su istanza di parte, può limitarsi a pronunciare con sentenza la condanna generica alla prestazione, disponendo con ordinanza [c.p.c. 280] che il processo prosegua per la liquidazione [c.c. 2818, 2836].

In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza di parte, può altresì condannare il debitore al pagamento di una provvisionale, nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova [c.p.c. 282; disp. att. c.p.c. 45].

Giurisprudenza sull'art. 278 c.p.c.
Cassazione massima sentenza n. 19301 del 10.09.2010
La norma di cui all'art. 384 c.p.c. preclude alla Corte di cassazione di pervenire alla decisione nel merito allorché vi siano ulteriori fatti da accertare, ma non ne inibisce la valutazione quando i fatti siano stati già tutti accertati o non siano contestati e non ve ne siano altri, ancora da accertare, suscettibili di poter essere apprezzati o perché mancano o perché la facoltà di domandarne l'accertamento è impedita alle parti dalle preclusioni in cui siano incorse. Ne consegue che, ove in relazione all'"an debeatur" non sussistano ulteriori fatti da accertare e sia univoca la valenza di quelli accertati, il giudice di legittimità può emettere una pronuncia di condanna generica (nella specie, di risarcimento del danno in favore dell'utilizzatore del bene concesso in leasing), rimettendo al giudice del rinvio la sola determinazione del "quantum debeatur" e ciò proprio al fine di agevolare il più possibile la definizione della controversia, in armonia con il principio costituzionale di ragionevole durata del processo.

Cassazione massima sentenza n. 28727 del 03.12.2008
L'estinzione del giudizio di rinvio conseguente alla cassazione con rinvio di una sentenza non definitiva sull'"an debeatur", travolge anche la sentenza definitiva sul "quantum", ancorché rispetto ad essa si sia formato il giudicato formale, che è solo apparente perché condizionato alla mancata riforma della sentenza non definitiva che ne costituisce l'antecedente logico - giuridico. Ne consegue che, ove la parte, nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, abbia tempestivamente ed adeguatamente documentato la vicenda estintiva, deve escludersi che residui un interesse ad impugnare per cassazione la sentenza sul "quantum" per farne valere gli eventuali vizi di legittimità, attesa l'automaticità della caducazione che non richiede una pronuncia della Cassazione.

Cassazione massima sentenza n. 10256 del 16.10.1998
La domanda di condanna al risarcimento del danno deve esser rigettata se non è dimostrato l'"an" e il "quantum", non potendo il danneggiato chiedere l'applicazione dell'art. 278 c.p.c. se non ha proposto apposita istanza; può invece ridurre in corso di causa o nel giudizio d'appello la sua domanda risarcitoria limitandola alla pronunzia sull'"an", e rinviando il "quantum" ad un separato giudizio, se la controparte vi consente, espressamente o tacitamente.

Cassazione SU massima sentenza n. 4812 del 14.07.1983
Nelle controversie in materia di pensione d'invalidità, devolute alla giurisdizione del giudice ordinario in quanto riguardano rapporti obbligatori direttamente costituiti dalla legge, senza alcun margine di discrezionalità da parte dell'ente di previdenza, rientra nei poteri di detto giudice emettere non soltanto pronuncia di mero accertamento del diritto dell'assicurato, ovvero di liquidazione del "quantum", nel concorso dei necessari elementi di fatto, con condanna del debitore al pagamento, ma anche pronuncia di condanna generica alla prestazione, con rinvio per la liquidazione in prosieguo di causa ovvero in separata sede.

Cassazione SU massima sentenza 19600 del 17.07.2008
Il giudicato sulla giurisdizione (nel caso di specie nei confronti dello straniero o dello Stato estero) non può spiegare effetto in un successivo processo inerente al medesimo rapporto, ma coinvolgente effetti diversi rispetto a quelli fatti valere nel primo processo. Pertanto, la sentenza che abbia dichiarato l'inefficacia della vendita di un complesso immobiliare, da destinare a sede distaccata dell'ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, con condanna di quest'ultima, già immessa nel possesso, alla restituzione dell'immobile alla venditrice ed al risarcimento del danno da quantificarsi in separata sede, ancorché si sia implicitamente pronunciata per la giurisdizione del giudice italiano, non spiega effetti nel successivo giudizio sulla domanda di risarcimento dei danni da indisponibilità dell'immobile, per averne la convenuta Repubblica mantenuto il possesso, in quanto il giudicato di condanna generica, attiene alla sola potenzialità del danno derivante dalla divergenza tra la titolarità formale del bene (ancora in capo alla venditrice) e l'effettiva disponibilità dello stesso da parte della Repubblica Popolare Cinese, e non all'illegittimità del comportamento dello Stato estero di continuare ad occupare l'immobile, in luogo di restituirlo all'attrice e alla conseguente potenzialità di danno e, preliminarmente ed implicitamente, alla giurisdizione del giudice italiano in relazione a tale fattispecie di danno da occupazione illegittima dell'immobile.