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Come si perfeziona il procedimento notificatorio del ricorso per cassazione

I Giudici di legittimità ribadiscono che «la produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ex art. 149 c.p.c., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio».
Pertanto, prosegue il Collegio, «l’avviso non allegato al ricorso e non depositato successivamente può essere prodotto fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dal primo comma, ovvero fino all’adunanza della corte in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis c.p.c., anche se non notificato mediante elenco alle altre parti ex art. 372, comma 2, c.p.c.».
Laddove però, conclude la Corte, non venga prodotto l’avviso di ricevimento, e non vi sia stata alcuna attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso per cassazione deve considerarsi inammissibile, in quanto, oltre a non essere consentita la concessione di un termine per il deposito, non ricorrono neppure i presupposti per la rinnovazione della notificazione ex art. 291 c.p.c.
Nella fattispecie, mancando la costituzione dell’intimato, la produzione della cartolina e un’eventuale richiesta di rimessione in termini, la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile.

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza n. 26646/19; depositata il 18 ottobre)

Fattura regime forfettario, dicitura e modello

La fattura regime forfettario è il nuovo modello che i contribuenti che hanno aderito o aderiranno quest'anno o dal prossimo 2019 al regime contabile agevolato così come modificato dalla nuova Legge di Bilancio 2019 vista l'introduzione della flat tax partite Iva 2019 per chi ha ricavi fino a 65.000 euro, con necessità di dicitura specifica.
Con il nuovo regime forfettario 2019 cambiano quindi i requisiti di accesso con l'estensione del limite dei ricavi e compensi a 65.000 euro mentre rimangono i coefficienti di redditività in base al tipo di attività e quindi il codice ATECO, ai fini di calcolo della flat tax 15% e 5% per il regime forfettario start up 2019.

Invariati nel 2019, i vantaggi del regime come la semplificazioni IVA, gli esoneri e adempimenti fiscali previsti per i nuovi forfettari che incidono sul tipo di fattura da emettere con l'aggiunta dell'esonero dall'obbligo della fattura elettronica 2019 e dal nuovo Esterometro 2019 e l'abolizione di alcune limitazioni riguardanti le spese lavoro dipendente e dei beni strumentali.
Regime forfettario 2019 novità: come già ricordato con la nuova Legge di Bilancio 2019 per i contribuenti del regime forfettario 2019 è arrivata la flat tax partite IVA regime forfettario 2019 e flat tax 2019 start up.


Fattura regime forfettario 2019 dicitura: esempio La fattura deve contenere tutti i dati indicati all’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972; Non va esposta l’IVA, in quanto operazione non soggetta ad IVA;
Nella fattura del contribuente forfettario va riportata un'apposita dicitura, che serve ad indicare che chi ha emesso o ricevuto la fattura, cedente o prestatore, rientra nel nel regime forfetario. Un esempio di dicitura fattura regime forfettario 2019 professionisti aggiornata alle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 da indicare potrebbe essere la seguente:
"Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 così come modificato dalla Legge numero 208/2015 e dalla Legge n. 145/2018".

Infine, chi aderisce al regime forfettario non è soggetto all'obbligo della fattura elettronica.

Di seguito, quindi, un esempio di fattura (per avvocati, ma valida per tutti i professionisti, con l'unica differenza eventuale relativa alla Cassa ):


Intestazione
Avvocato Nome e Cognome
Domicilio Fiscale
P.IVA

Spett.le
Intestazione Cliente
P.IVA



Oggetto: fattura n. 1/2019 avente oggetto:
"Collaborazione prestata"

Onorari e competenze 10.000,00
Contributo Cassa Prev. Avvocati 4,00% 400,00
Netto                        € 10.400,00




********Vogliate cortesemente effettuare il bonifico sul nostro conto corrente Codice IBAN: ... intestato a Avv. ... tratto su ... Banca S.p.A

********Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 così come modificato dalla Legge numero 208/2015 e dalla Legge n. 145/2018






Fattura elettronica: il codice destinatario

Con l’avvio dell’obbligo della fattura elettronica tra privati dal 1 gennaio 2019 è questa una delle domande più frequenti.

Il codice destinatario rappresenta uno degli elementi fondamentali per la fatturazione non solo per ricevere ma anche per trasmettere le fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate.

L’intero processo di fatturazione elettronica potrà essere gestito anche tramite PEC ma, soprattutto per le imprese più grandi che gestiscono molte fatture, è bene attrezzarsi per sapere a cosa serve e come si richiede il codice univoco o destinatario.

In parole semplici si potrebbe dire che è l’indirizzo al quale il “postino SdI” dovrà recapitare la fattura. Proprio per questo è importante capire come si richiede e, soprattutto, come registrare sul sito dell’Agenzia delle Entrate l’indirizzo telematico dove ricevere tutte le e-fatture.

Codice destinatario fattura elettronica: cos’è e a cosa serve
Il codice destinatario è un codice alfanumerico di sette cifre che l’emittente dovrà indicare all’interno della fattura. Serve per consentire al Sistema di Interscambio di indicare a chi dovrà consegnare il documento.

Per una corretta consegna delle fatture elettroniche da parte del SdI, il “postino virtuale” incaricato dall’Agenzia delle Entrate, sarà necessario fornire il proprio indirizzo telematico.

Non esiste soltanto il codice univoco ma è possibile scegliere la modalità di ricezione più idonea alle proprie esigenze.

L’indirizzo telematico per la ricezione delle fatture può essere di tre diverse tipologie:

un indirizzo PEC, in tal caso il fornitore, nel compilare la fattura, dovrà inserire nel campo «Codice Destinatario» il valore «0000000» (sette volte zero) e nel campo «PEC Destinatario» l’indirizzo PEC comunicato dal cliente;
un codice alfanumerico di 7 cifre, in tal caso occorrerà compilare solo il campo della fattura Codice Destinatario con il codice comunicato dal cliente;
il codice numerico 0000000 (sette volte zero) qualora il cliente non abbia comunicato alcun indirizzo telematico (PEC o Codice Destinatario): in tal caso il fornitore dovrà ricordare al cliente che la fattura elettronica è recuperabile nella sua area riservata “Consultazione” del portale “Fatture e Corrispettivi”.
Le tre diverse modalità si adattano a tre diverse tipologie di utenti:

la PEC è il sistema di emissione e ricezione adatto per chi gestisce poche fatture;
il codice destinatario di sette cifre è utile per le imprese più grandi che necessitano di un sistema di fatturazione elettronica più “sviluppato”;
l’inserimento del codice numerico composto da sette zeri è il caso tipico dei consumatori finali (la cosiddetta fatturazione B2C).
Come richiedere il codice destinatario

Il codice univoco o destinatario per ricevere le fatture elettroniche può essere richiesto dai soggetti titolari di un canale di trasmissione accreditato presso il Sistema di Interscambio. In tal caso, l’Agenzia delle Entrate invierà il codice “personale” formato da sette cifre da fornire ai propri fornitori.

Nella stragrande maggioranza dei casi, il codice destinatario non è richiesto direttamente dall’impresa o dal professionista, ma viene fornito da una delle software house di mercato o dal proprio intermediario. In sostanza sarà il gestore del programma utilizzato per la fatturazione elettronica che dovrà fornire il codice univoco ai propri clienti.

Tutti i file in formato .xml delle fatture ricevute saranno inviate quindi direttamente al software gestionale prescelto per la fruizione dei servizi di fatturazione elettronica, che potrà anche essere utilizzato ai fini della conservazione.

Il compito di imprese e professionisti, per agevolare e rendere più sicuro il processo di consegna della fattura elettronica, sarà quello di pre-registrare l’indirizzo telematico sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Codice destinatario fattura elettronica, come pre-registrare l’indirizzo telematico
La possibilità di registrare il codice destinatario è uno dei servizi messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate in vista dell’avvio dell’obbligo di fatturazione elettronica. Conviene sempre indicare preventivamente al SdI qual è l’indirizzo telematico presso cui ricevere le fatture elettroniche, indipendentemente da quello che avrà indicato il fornitori in fattura.

Per farlo sarà necessario accedere all’interno del Portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, alla sezione Fatturazione elettronica > Registrazione dell’indirizzo telematico dove ricevere tutte le fatture elettroniche.

La schermata che apparirà sarà la seguente:



A questo punto basterà inserire il codice univoco comunicato dal proprio intermediario. Il postino SdI consegnerà tutte le fatture destinate all’indirizzo pre-registrato.

La fatturazione elettronica va cambiata secondo il Garante

Il Garante per la protezione dei dati personali ha avvertito l’Agenzia delle entrate che il nuovo obbligo della fatturazione elettronica, così come è stato regolato dall’Agenzia delle entrate, “presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali”. Per questo motivo ha chiesto all’Agenzia di far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica.

E’ la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, attribuito dal Regolamento europeo, attraverso un provvedimento adottato anche a seguito di alcuni reclami.

Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica – esteso a partire dal 1 gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori – presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito.

Entrando nel merito del nuovo sistema di e-fatturazione il Garante ha rilevato una serie di criticità. In primo luogo, l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino” attraverso il sistema di interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per sé informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni (es. regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti), o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali. Altre criticità derivano dalla scelta dell’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione sul proprio portale, senza una richiesta dei consumatori, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi preferirà comunque continuare a ricevere la fattura cartacea o digitale direttamente dal fornitore, come garantito dal legislatore.

Ulteriori problemi pone il ruolo assunto dagli intermediari delegabili dal contribuente per la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture, alcuni dei quali operano anche nei confronti di una moltitudine di imprese, accentrando enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi, non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche relativi a ulteriori usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici.

Anche le modalità di trasmissione attraverso lo SDI e gli ulteriori servizi offerti dall’Agenzia (come la conservazione dei dati) presentano criticità per quanto riguarda i profili di sicurezza, a partire dalla mancata cifratura della fattura elettronica, tanto più considerato l’utilizzo della PEC per lo scambio delle fatture, con la conseguente possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica.

Una preventiva consultazione dell’Autorità, peraltro stabilita dal previgente Codice privacy e dal nuovo Regolamento Ue, avrebbe potuto assicurare fin dalla progettazione l’avvio del nuovo sistema con modalità e garanzie rispettose della protezione dei dati personali, introducendo misure tecnico organizzative adeguate in tutta la filiera del trattamento dei dati personali per la fatturazione elettronica.

Il provvedimento del Garante è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze per le valutazioni di competenza.

Notifica telematica impossibile, molte P.A. non comunicano la pec

Per moltissime altre amministrazioni, comunali e non, non è possibile notificare telematicamente un atto giudiziario. A distanza di dieci anni esatti dall'avvio del processo civile telematico, questa situazione paradossale è la conseguenza della consueta schizofrenia legislativa e della altrettanto consueta regola italica per cui ciò che vale per i privati non vale per lo Stato.

È accaduto, infatti, che il c.d. Registro IPA, nel quale sono inseriti tutti gli indirizzi di posta elettronica certificata delle pubbliche amministrazioni, non è più tra i pubblici elenchi dai quali estrarre gli indirizzi pec da utilizzare per le notificazioni e comunicazioni degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale.

Più esattamente, l'articolo 16 comma 8 del Dl 29 novembre 2008 n. 185 prevedeva che tutte le amministrazioni pubbliche istituissero una casella di posta elettronica certificata e ne dessero comunicazione al Centro Nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione. Dando attuazione alla norma sopra richiamata, tutti questi indirizzi erano stati pubblicati in un apposito elenco consultabile telematicamente, l'IPA appunto. Quel registro, poi, era stato equiparato agli elenchi pubblici dai quali poter acquisire gli indirizzi pec validi per le notifiche telematiche (art. 16 ter Dl. n. 179/2012). Senonché questa disposizione è stata modificata dall'art. 45 bis comma 2 lettera a) numero 1) del Dl n. 90/2014, enfaticamente intitolato “misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari”, ed il registro IPA, che prima era espressamente contemplato, non è stato più richiamato dalla norma novellata.

Dunque, ai fini suddetti (notifica telematica di un atto ad una amministrazione pubblica) non qualunque indirizzo pec potrà utilizzarsi, ma solo quelli inseriti in un apposito registro tenuto dal Ministero della Giustizia, al quale gli enti avrebbero dovuto comunicarli entro il 30 novembre 2014. Accedendo al Registro delle P.A. tenuto dal Ministro della Giustizia si scopre però che non tutte le Pubbliche Amministrazioni hanno comunicato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata.

Così, effettuando una ricerca si apprende, ad esempio, che solo uno sparuto numero di aziende ospedaliere è nell'elenco, oppure che vi sono comuni abitati da poche anime ma non città metropolitane. La incompletezza di questo elenco non è priva di conseguenze. Con una nota del 21 giugno 2016, la Direzione Generale della Giustizia Civile – Ufficio I – Affari Civili Interni ha chiarito che il Registro IPA non può più essere considerato pubblico elenco al fine di notificare a mezzo pec alla pubblica amministrazione.

Dunque, se una certa amministrazione non si è preoccupata di comunicare al Ministero l'indirizzo valido ai fini delle notifiche telematiche, a questa gli atti giudiziari dovranno essere notificati in maniera “analogica”, ossia in formato cartaceo ed a mezzo dell'ufficiale giudiziario.
Si tratta dell'ennesimo esempio di come in questo paese ad essere fuorilegge è innanzitutto lo Stato in tutte le sue articolazioni; quello stesso Stato che vessa professionisti ed imprese imponendogli di adeguare gli studi e le aziende ad ogni genere di “innovazione” senza preoccuparsi – però – di assicurare servizi pubblici realmente efficienti e spesso – come nel caso specifico – complicando il compimento di atti che in teoria – ma solo in teoria – vorrebbe semplificare.

La revoca degli amministratori nelle società di capitali

La revoca degli amministratori nelle società di capitali

La revoca di uno o più membri dell’organo amministrativo della società è un evento  traumatico  di un disagio endosocietario che potrebbe non restare confinato al perimetro della società stessa, vista la possibilità di adire l’autorità giudiziaria sia da parte sia dei soci per ottenere un provvedimento di rimozione,  sia  degli amministratori per il ristoro del danno economico eventualmente patito.

La revoca dell’amministratore di società è  una cessazione prematura del mandato conferito allo stesso.
Le motivazioni possono essere gravi  e, pertanto, appare scontata la rimozione del consigliere interessato, in presenza di commissione di illeciti o di danno per la società, ma può trattarsi di motivazioni  collegate al riscontro di  un allontanamento dell’attività di gestione dalle strategie e/o dalle linee guida dettate all’organo amministrativo dal gruppo di maggioranza dei soci e, pertanto, esprimono l’insoddisfazione delle modalità di conduzione della gestione.
Sul tema, la  dottrina e la giurisprudenza hanno ampiamente dibattuto in merito alla natura ed ai confini della facoltà di revoca da parte dei soci di capitale, considerato che il Codice Civile prevede in determinati casi particolarmente gravi l’intervento dell’Autorità giudiziaria con potere di quest’ultima di revocare il membro – o più  membri- e nominare un amministratore giudiziario.

Ma andiamo con ordine, distinguendo tra società per azioni e  s.r.l..

Società per azioni - Nelle società per azioni, il potere di revocare uno o più membri dell’organo amministrativo è esplicitamente normato dall’art. 2383 3^ comma del C.C.: trattasi di un potere spettante all’assemblea in sede ordinaria, inderogabile ad altri organi e/o soggetti. La decisione è discrezionale (ad nutum), liberamente adottabile senza limiti né di tempo né di diritti dell’amministratore, unilaterale nel senso che non è riconosciuto all’amministratore destinatario della revoca alcun potere di opporsi alla decisione.
Da ciò discende che la revoca è legittima senza necessità di indagare l’esistenza o meno di una giusta causa di rimozione dal mandato: non è necessario che si verifichino, come più sopra indicato, degli inadempimenti o dei comportamenti illegittimi del delegato nell’esecuzione dei compiti attribuiti, né che sia rilevato un danno diretto e concreto per la società; l’unico limite civilisticamente riconosciuto che conferisce all’amministratore rimosso un qualche diritto è la pretesa di chiedere il risarcimento dei danni quando la revoca avvenga senza motivo giustificato o giustificabile in punto di legge.
Stante la sua natura di atto non motivato, l’adozione della decisione può avvenire anche se la questione non sia stata posta all’ordine del giorno dell’assemblea chiamata  alla delibera, sicchè quest’ultima non potrà essere impugnata da alcuno.

Per inciso, qualche riflessione ulteriore si è posta in merito alla clausola statutaria “simul stabunt simul cadent”, se possa essere considerata revoca indiretta degli amministratori, con conseguente deroga dei poteri spettanti all’assemblea.
Il tema è stato trattato dalla Corte di Cassazione (Cass. 97/8612, Cass. 90/2197), la quale ha considerato legittima la clausola in discorso ed ha escluso ogni natura di revoca indiretta dei consiglieri: una clausola di tal fatta è legittima e non può essere considerata una deroga alla regola generale per cui la revoca spetta solo all’assemblea dei soci, che resta titolare del diritto di confermare gli amministratori non cessati.
Accanto alla fattispecie della revoca a mezzo delibera dell’assemblea ordinaria, il Codice Civile contempla altre 2 fattispecie di revoca di amministratori di s.p.a..
La prima è ope legis, in quanto  derivante e connessa all’azione di responsabilità deliberata dall’assemblea in sede ordinaria, purchè adottata con il voto favorevole di azionisti che rappresentino almeno il 20% del capitale sociale, a sensi dell’art. 2393, 5^ comma del C.C..
Trattasi di una revoca d’ufficio, pertanto, una volta deliberata l’azione di responsabilità nei confronti del soggetto destinatario, la medesima assemblea nella medesima sede provvederà alla nomina in sostituzione, od alla riduzione del numero dei consiglieri.
La seconda fattispecie di revoca in oggetto afferisce ai casi più gravi emersi in occasione di un controllo giudiziario richiesto dal 10% almeno degli  azionisti (5% se la società è quotata) che abbiano adìto le vie giudiziarie in presenza di fondato sospetto di gravi irregolarità che possano arrecare danno alla società.
In tal caso, a sensi dell’art. 2409, 4^ comma C.C., se il Tribunale riscontra le irregolarità, ha il potere di revocare gli amministratori con propria ordinanza e di nominare un amministratore giudiziario.
Per completezza, si precisa che la decadenza che  consegue alla revoca non giudiziaria e anche se  d’ufficio, ha effetto immediato, e non implica mai la prorogatio del revocato fino a sua sostituzione.

Società a responsabilità limitata - Nelle società a responsabilità limitata, la revoca dell’amministratore assume connotati differenti, in coerenza con tutto il nuovo impianto normativo, improntato a privilegiare l’autonomia privata sulla disciplina codicistica.
Si ricorda che, a differenza che negli organi amministrativi  delle s.p.a., ove i membri sono nominati per un termine massimo di 3 esercizi, nella s.r.l. l’amministratore può essere a tempo indeterminato.
In tale ambito, la revoca degli amministratori afferisce ad una problematica di tipo organizzativo, lasciando ai soci in sede di elaborazione dello statuto la regolamentazione delle modalità e condizioni di cessazione dall’incarico.
In assenza di disposizioni statutarie ad hoc, occorrerà ricorrere all’art. 2476 C.C. che contiene prescrizioni di revoca in presenza di determinate condizioni (gravi irregolarità riscontrate), ed alle analogie con la disciplina della s.p.a. e delle società di persone, per ricostruire le modalità e le condizioni in presenza delle quali l’assemblea dei soci possa revocare il mandato di amministrazione.
Se si considera che la s.r.l.  è collocata nell’ambito delle società di capitali, e che, pertanto, l’analogia con la disciplina delle s.p.a. è plausibile quando la s.r.l. abbia un connotato capitalistico, si possono riconoscere come possibili le fattispecie tipiche di revoca degli amministratori già analizzate per le s.p.a..
La revoca ad nutum sarà sempre possibile con deliberazione dell’organo assembleare, ma anche mediante consultazione scritta o con consenso espresso per iscritto(1); questa tipologia di revoca farà sorgere, a carico della società, l’obbligo di risarcire i danni all’amministratore revocato senza giusta causa.
Nella s.r.l. con connotato personalistico, è plausibile l’analogia con la disciplina delle società di persone ed in tal caso non vi sono dubbi(2) sulla revocabilità dell’amministratore nominato con atto diverso dall’atto costitutivo.
Se l’amministratore, invece, è nominato nell’atto costitutivo, occorrerà una giusta causa quale condizione per l’efficacia della revoca ex art. 2259, 1^ C.C..
E’ previsto, inoltre, che  ciascun socio possa adire il Tribunale per chiedere l’adozione di un provvedimento cautelare di rimozione dal mandato.
L’intervento dell’Autorità giudiziaria per la revoca è solo in via cautelativa ex art. art. 2476, 3^ comma C.C. : l’articolo citato, peraltro, coniuga la “giusta causa” al compimento di gravi irregolarità da parte dell’amministratore stesso, sicchè la posizione di socio nelle s.r.l. appare fortemente penalizzata rispetto a quella del socio di s.p.a. o di società personali.

Ciò pone all’attenzione che nelle s.r.l., a differenza che nelle s.p.a., l’istituto della revoca  è strettamente intrecciato con l’azione di responsabilità a carico dell’amministratore, vòlta al risarcimento del danno, e rafforzata da uno strumento di tutela tipico che è la revoca degli amministratori, espressamente qualificata come cautelare.
Per come è impostata la norma contenuta nell’art. 2476 CC, le gravi irregolarità sulla scorta delle quali può essere emesso il provvedimento di  rimozione presuppongono che il socio di s.r.l. fornisca la prova delle stesse e che il Tribunale valuti la fondatezza delle stesse con possibilità di rigetto della richiesta di revoca e di conseguente disposizione di risarcimento del danno a favore dell’amministratore per il pregiudizio arrecatogli.
E’ interessante, infine, notare che l’art. 2476 CC evidenzia un collegamento  tra le 2 azioni giudiziarie, quali l’azione di responsabilità e l’azione di rimozione cautelare: la concessione del provvedimento cautelare di revoca deve essere integrata dalla dimostrazione del danno, attuale o potenziale, dell’irregolarità commessa dall’amministratore (3)

(1)    C. Conforti “Nomina e revoca degli amministratori di società” ed. Giuffrè 2007, pag. 643.
(2)    C. Conforti “Nomina e revoca degli amministratori di società” ed. Giuffrè 2007, pag. 644.
(3)    Tribunale di Roma, 6 giugno 2004. 

Gazebo e pergolato senza permesso. E' legge

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il primo elenco completo dei lavori di ristrutturazione, manutenzione, impiantistica che si possono effettuare in casa senza Cil, Cila, Scia o permesso di costruire. Una mossa che punta a mettere un argine alle interpretazioni differenziate che caratterizzano regioni e comuni e che sarà effettiva a partire dal 22 aprile.
Vengono messe in edilizia libera alcune opere di arredo da giardino oggetto di frequente contestazione: muretti, fontane, ripostigli per attrezzi, ricoveri per animali. Ma anche gazebo e pergolati. Per quanto riguarda le tensostrutture: per installarle servirà una comunicazione, mentre tutte le attività successive saranno libere. Stesso discorso per l’adeguamento degli impianti di estrazione fumi, spesso oggetto di contenzioso nei rapporti tra vicini.
Ecco la lista delle prime 58 opere che saranno considerate in regime di edilizia libera: tra questi rientrano anche pannelli solari, condizionatori, cappotti termici, rifacimento dei bagni e degli impianti, ma anche la realizzazione di controsoffitti, il cambio degli infissi e l’installazione delle inferriate alle finestre.
MANUTENZIONE ORDINARIA
Riparazione, sostituzione, rinnovamento di pavimentazione esterna e interna;
Rifacimento, riparazione, tinteggiatura (comprese le opere correlate) intonaci interni e esterni;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento di elementi decorativi delle facciate;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento di opere di lattoneria e impianti di scarico;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento di rivestimenti interni ed esterni;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento di serramenti e infissi interni ed esterni;
Installazione, comprese le opere correlate, riparazione, sostituzione, rinnovamento di inferriate e altri sistemi anti intrusione;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento di elementi di rifinitura delle scale;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento, inserimento di eventuali elementi accessori su scale retrattili e di arredo;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento, messa a norma di parapetti e ringhiere;
Riparazione, rinnovamento, sostituzione di manti di copertura;
Riparazione, sostituzione, installazione di controsoffitti non strutturali;
Riparazione, rinnovamento di controsoffitti strutturali;
Riparazione, sostituzione, rinnovamento, realizzazione finalizzata all’integrazione impiantistica e messa a norma di comignoli o terminali a tetto di impianti di estrazione fumi;
Riparazione, rinnovamento o sostituzione di elementi tecnologici di ascensori e impianti di sollevamento verticale.
GLI IMPIANTI
Riparazione, integrazione, efficientamento, rinnovamento e/o messa a norma di impianti elettrici;
Riparazione, integrazione, efficientamento, rinnovamento di impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas;
Riparazione, integrazione, efficientamento, rinnovamento, sostituzione e integrazione di impianti igienico e idro-sanitari e di impianti di scarico;
Installazione, riparazione, integrazione, rinnovamento, efficientamento di impianti di illuminazione esterni;
Installazione, adeguamento, integrazione, rinnovamento, efficientamento, riparazione e/o messa a norma di impianti destinati alla protezione antincendio;
Installazione, adeguamento, integrazione, efficientamento (comprese le opere correlate di canalizzazione) e/o messa a norma di impianti di climatizzazione;
Riparazione, adeguamento, integrazione, efficientamento (comprese le opere correlate di canalizzazione) e/o messa a norma di impianti di estrazione fumi;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento e/o messa a norma di antenne e parabole e altri sistemi di ricezione e di trasmissione;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento e/o messa a norma di punti di ricarica per i veicoli elettrici.
AREE PERTINENZIALI, GIARDINI, GAZEBO E PERGOLATI
Realizzazione, riparazione, sostituzione, rifacimento e intercapedini;
Realizzazione, riparazione, sostituzione, rifacimento di locali tombati;
Realizzazione, riparazione, sostituzione, rifacimento di pavimentazioni esterne, comprese le opere correlate, quali guaine e sottofondi;
Realizzazione, riparazione, sostituzione, rifacimento di vasche di raccolta delle acque;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di opere per arredo da giardino (ad esempio barbecue in muratura, fontane, muretti, sculture, fioriere, panche e assimilate);
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di gazebodi limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo;
Installazione, riparazione, sostituzione e rinnovamento di giochi per bambini e spazio di gioco in genere, compresa la relativa recinzione;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di pergolati di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di ricoveri per animali domestici e da cortile, voliere e assimilate, con relativa recinzione;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di ripostigli per attrezzi, manufatti accessori di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di sbarre, separatori, dissuasori e stalli di biciclette;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di tende, pergole, coperture leggere di arredo;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di elementi divisori verticali non in muratura.
LE BARRIERE ARCHITETTONICHE
Interventi edilizi che siano volti all’eliminazione di barriere architettoniche dagli edifici e che non comportino allo stesso tempo la realizzazione di ascensori esterni o di manufatti che vadano ad alterare la sostanza dell’edificio, per i quali è necessario un titolo abilitativo;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento, messa a norma, purché non incida sulla struttura portante, di ascensori e montacarichi;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento ed eventuale messa a norma di servoscala o di impianti che abbiano natura assimilabile;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di rampe;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di apparecchi sanitarie di impianti igienico e idro-sanitari;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento dei cosiddetti «dispositivi sensoriali»;
Movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e alle pratiche agro-silvo-pastorali, compresi interventi su impianti idrici;
Manutenzione e gestione di impianti di irrigazione e di drenaggio, finalizzati alla regimazione ed uso dell’acqua di agricoltura;
Manutenzione, gestione e livellamento di terreni agricoli e pastorali;
Manutenzione e gestione di vegetazione di carattere spontaneo.
LE OPERE TEMPORANEE
Opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a 90 giorni;
Installazione, previa Comunicazione di inizio dell’avvio dei lavori, nonché interventi di manutenzione, riparazione e rimozione di gazebo;
Installazione, previa Comunicazione di avvio dell’inizio dei lavori, nonché interventi di manutenzione, riparazione e rimozione di stand fieristici;
Installazione, previa Comunicazione di avvio dei lavori, nonché interventi di manutenzione, riparazione e rimozione di servizi igienici mobili;
Installazione, previa Comunicazione di avvio dei lavori, nonché interventi di manutenzione, riparazione e rimozione di tensostrutture, pressostrutture e altre strutture che siano assimilabili a queste;
Installazione, previa Comunicazione avvio dei lavori, nonché interventi di manutenzione, riparazione e rimozione di elementi espositivi di varia natura;
Installazione, previa Comunicazione di avvio dei lavori, nonché interventi di manutenzione, riparazione e rimozione di aree di parcheggio provvisorio, purché gli interventi siano effettuati nel rispetto dell’orografia dei luoghi e della vegetazione ivi presente.
ALTRI INTERVENTI, PANNELLI SOLARI E FOTOVOLTAICI
Pannelli fotovoltaici a servizio degli edifici da realizzare al di fuori del perimetro dei centri storici;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di pannelli solari, fotovoltaicie generatori microeolici;
Interventi di installazione delle pompe di calore aria-aria di potenza termica utile nominale inferiore a 12 kW;
Manufatti leggeri posti all’interno di strutture ricettive;
Installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, camper, case mobili, imbarcazioni, in strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti, previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore;
Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di serre compresi elementi di appoggio e o di ancoraggio;
Depositi di gas di petrolio liquefatti di capacità complessiva non superiore a 13 mc: installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento e messa a norma degli impianti;
Attività di ricerca nel sottosuolo. Installazione, riparazione, sostituzione e rinnovamento di opere strumentali all’attività di ricerca nel sottosuolo attraverso carotaggi, perforazioni e altre metodologie.