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Art. 416 ter c.p. – Scambio elettorale politico – mafioso

Art. 416-ter c.p. - La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416-bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416-bis in cambio della erogazione di denaro.
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Giurisprudenza sull'art. 416 ter c.p.
Cassazione, massima sentenza n. 4043 del 03.02.2004
La condotta cosiddetta di "concorso esterno" nel delitto associativo di tipo mafioso può consistere in un qualunque contributo - purché concreto, specifico, consapevole e volontario - che provenga da persona priva della "affectio societatis" ed estranea alla struttura, eserciti una effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione o del rafforzamento dell'associazione, e sia diretto alla realizzazione, anche parziale, del suo programma criminoso. Tale contributo può ben connettersi ad un accordo mediante cui un esponente politico si impegni, in cambio della promessa di voti nell'ambito di elezioni amministrative, a favorire l'organizzazione criminale nell'aggiudicazione di appalti ed in genere nei futuri rapporti con la P.A.. Non osta in tal senso la specifica previsione di cui all'art. 416-ter c.p., la quale mira piuttosto ad estendere la punibilità ai casi nei quali lo scambio elettorale politico-mafioso, non risolvendosi in contributo al mantenimento o rafforzamento dell'associazione, resterebbe irrilevante secondo il combinato disposto degli artt. 110 e 416-bis c.p.

Cassazione, massima sentenza n. 47405 del 30.11.2011
Nel reato di scambio elettorale politico - mafioso, il corrispettivo della promessa di voti può essere rappresentato da qualsiasi bene che rappresenti un "valore" in termini di immediata commisurazione economica, restando escluse dalla portata precettiva altre "utilità", che solo in via mediata, possono essere trasformate in "utili" monetizzabili e, dunque, economicamente quantificabili.

Cassazione, massima sentenza n. 43107 del 09.11.2011
Ai fini della configurabilità del reato di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.) è sufficiente un accordo elettorale tra l'uomo politico e l'associazione mafiosa, avente per oggetto la promessa di voti in cambio del versamento di denaro, mentre non è richiesta la conclusione di ulteriori patti che impegnino l'uomo politico ad operare in favore dell'associazione in caso di vittoria elettorale. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui tali ulteriori patti vengano conclusi, occorre accertare se la condotta successivamente posta in essere dal predetto a sostegno degli interessi dell'associazione che gli ha promesso o procurato i voti assuma i caratteri della partecipazione ovvero del concorso esterno all'associazione medesima, configurandosi, oltre il reato sopra indicato, anche quello di cui all'art. 416-bis cod. pen.


Art. 416-bis c.p. - Associazioni di tipo mafioso anche straniere

Art. 416-bis c.p. - Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni.

Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni.

L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Se l'associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.

L'associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell'associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.

Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego. [Decadono inoltre di diritto le licenze di polizia, di commercio, di commissionario astatore presso i mercati annonari all'ingrosso, le concessioni di acque pubbliche e i diritti ad esse inerenti nonché le iscrizioni agli albi di appaltatori di opere o di forniture pubbliche di cui il condannato fosse titolare].

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla 'ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.
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Giurisprudenza sull'art. 416 bis c.p.
Cassazione massima sentenza n. 13008 del 11.12.1998
La configurabilità del delitto di favoreggiamento, sotto il profilo del rapporto cronologico con il reato principale, postula necessariamente che la commissione di quest'ultimo, nel suo momento iniziale, sia anteriore alla condotta assunta come favoreggiatrice, ma non anche che il reato principale sia già esaurito nell'atto in cui detta condotta viene posta in essere. Ne consegue che l'aiuto consapevolmente prestato a soggetto che perseveri attualmente nella condotta costitutiva di un reato tipicamente permanente, come quello di associazione per delinquere, dà luogo generalmente a concorso in tale reato e non a favoreggiamento, a meno che detto aiuto, per le caratteristiche e per le modalità pratiche con le quali viene attuato, non possa in alcun modo tradursi in un sostegno o incoraggiamento dell'altro nella protrazione della condotta criminosa, ma, al contrario, costituisca soltanto una facilitazione all'attività di uno degli esponenti di essa associazione.

Cassazione massima sentenza n. 2348 del 27.06.1994
Nel delitto di cui all'art. 416-bis c.p. l'elemento materiale del reato è costituito dalla condotta di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, intendendosi per partecipazione la stabile permanenza di vincolo associativo tra gli autori - almeno in numero di tre - del reato allo scopo di realizzare una serie indeterminata di attività tipiche dell'associazione e per "tipo mafioso" la sussistenza degli elementi elencati nel terzo comma del citato articolo, qualificanti tal genere di organizzazione criminosa, mentre quello soggettivo è rappresentato dal dolo specifico caratterizzato dalla cosciente volontà di partecipare a detta associazione con il fine di realizzarne il particolare programma e con la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e di essere disponibile ad adoperare per l'attuazione del comune programma delinquenziale con qualsivoglia condotta idonea alla conservazione

E' nulla la cartella notificata alla società estinta

E' nulla la cartella di pagamento notificata al liquidatore di società estinta e cancellata dal registro delle imprese.

Cass. civ. Sez. VI - 5 Ordinanza n. 28187 del 17.12.2013

OMISSIS

Svolgimento del processo

L'agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della commissione tributaria regionale della Lombardia n. 42/27/10, depositata il 12 marzo 2010, con la quale, accolto l'appello della società D. srl., già liquidata, contro la decisione di quella provinciale, l'opposizione di questa, inerente alla cartella di pagamento, relativamente all'Ires e Irap, riguardanti l'annualità 2004, pagate solo in parte, veniva ritenuta fondata. In particolare il giudice di secondo grado osservava che la procura conferita al liquidatore regolarmente dall'assemblea dei soci con delibera a rogito notar P. Lovisetti del 23.11.2004 era regolare, e quindi tale doveva intendersi quella conferita da questi al difensore nominato per il giudizio, inerente al ricorso introduttivo proposto il 13.5.2008. Quanto al merito rilevava che la contribuente aveva dimostrato la regolarità dei pagamenti con le dichiarazioni presentate il 10 e il 20.10.2005, nonchè la documentazione prodotta. La società D. srl., già liquidata e cancellata dal registro delle imprese a far data dal 30.11.2005, nonchè S.A. e G.G., già soci, resistono con controricorso, ed hanno depositato memoria.

Motivi della decisione

2. Pregiudizialmente va rilevato che la CTR inspiegabilmente ometteva qualunque pronuncia in ordine alla eccepita carenza di legittimazione della D. nel giudizio, perchè già cancellata dal registro delle imprese nel mese di novembre 2005, come pacificamente ammesso dalle stesse parti, mentre la cartella di pagamento era stata notificata solo il 30.4.2008, e cioè circa tre anni dopo.

3. Ciò premesso, va rilevato che il ricorso introduttivo non poteva essere proposto in primo grado dalla D. il 13 maggio 2008 unicamente sotto il profilo dell'avvenuta estinzione dell'obbligazione fiscale mediante il pagamento delle imposte, dal momento che essa non esisteva più, essendo stata cancellata - com'è pacifico - dal registro delle imprese addirittura il 30.11.2005, e quindi circa tre anni prima, mentre invece la cartella di pagamento era stata notificata diverso tempo dopo. Quindi si tratta di nullità assoluta delle sentenze di primo e secondo grado, rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del giudizio, per carenza di legittimazione attiva della parte privata "ab origine" per quel verso. Infatti, com'è ormai pacificamente noto, la domanda giudiziale introdotta dal liquidatore di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese è IMPROPONIBILE. Invero l'effetto estintivo che di conseguenza inevitabilmente ne deriva, - e il quale, a seguito della riforma del diritto delle società, per quelle cancellate prima del 2004 opera a decorrere dal 01/01/2004, e si produce, ai sensi dell'art. 2495 c.c., comma 2, anche in presenza di debiti insoddisfatti o di rapporti non definiti, istituendosi una comunione fra i soci in ordine ai beni residuati dalla liquidazione o sopravvenuti alla cancellazione - determina il venir meno del potere di rappresentanza dell'ente estinto in capo al liquidatore stesso, come pure la successione dei soci alla società ai fini dell'esercizio, nei limiti e alle condizioni stabilite, delle azioni dei creditori insoddisfatti, come nella specie (Cfr. anche Cass. Ordinanza n. 22863 del 03/11/2011; Sezioni Unite: n. 4060 del 2010).

D'altro canto però va puntualizzato che nemmeno la cartella di pagamento poteva essere spiccata più a carico della D., ormai inesistente, con la conseguenza che, ancorchè l'ex liquidatore S.A. non avesse eventualmente impugnato la medesima, nessun pregiudizio poteva comunque derivarne, atteso che alcuna esecuzione forzata era possibile promuovere a carico della società estinta. D'altro canto ciò doveva comportare la rilevabilità d'ufficio, da parte dei giudici di merito, e segnatamente di quello di appello, della nullità di quell'atto impositivo, posto che era stato investito della relativa questione, inerente alla carenza di legittimazione. Tuttavia è d'uopo osservare che, in virtù del principio costituzionale del diritto alla difesa, posto che un soggetto venga attinto da un provvedimento in astratto pregiudizievole, in proprio o nella qualità di legale rappresentante di un ente ormai inesistente, come nel caso in esame, qualunque atto che costituisca opposizione nell'ambito dell'esercizio del diritto medesimo, non può essergli denegato, con la conseguenza perciò che il ricorso introduttivo poteva essere accolto solamente sotto questo profilo nella fattispecie.

4. Pertanto, alla luce delle superiori osservazioni, i motivi addotti a sostegno del ricorso rimangono assorbiti, essendone l'esame precluso.

5. Ne deriva che, pronunciando sul ricorso, va emesse declaratoria di cassazione delle decisioni di secondo e primo grado, per nullità dei relativi procedimenti, atteso che quello introduttivo era ammissibile unicamente per la rilevabilità "ex officio" della nullità della cartella di pagamento, e non piuttosto per le questioni sollevate - peraltro le uniche - in ordine al preteso pagamento delle varie imposte, non delibabili.

6. Quanto alle spese dell'intero giudizio, sussistono giusti motivi per compensarle, avuto riguardo alla natura della controversia e della questione giuridica trattata.

P.Q.M.

La Corte pronunciando sul ricorso, cassa la sentenza impugnata, come pure quella di primo grado; accoglie l'altro introduttivo per quanto di ragione, e compensa le spese dell'intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 14 novembre 2013.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2013

Danno alla libertà sessuale

Il convivente more uxorio può pretendere il risarcimento del danno non patrimoniale per il vulnus arrecato alla propria libertà sessuale, conseguente alla lesione della capacitèà sessuale subita dal proprio partner, se il rapporto di convivenza con la vittima primaria - per durata, solidità e continuità - risulti essere assimilabile ad un rapporto di coniugio.

Trib. Verona Sez. III, 26-09-2013
OMISSIS

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

S.N. ha convenuto in giudizio davanti a questo Tribunale l'ospedale classificato S. C. - DC (d'ora innanzi per brevità ospedale S. C.) per sentirlo condannare a rifondergli tutti i danni che ha assunto di aver subito a seguito della impossibilità di aver rapporti sessuali con la propria compagna A.S. con la quale conviveva more uxorio dall'anno 2004.

Per meglio dar conto delle ragioni della propria domanda l'attore ha dedotto che:

- la S. era stata sottoposta ad un intervento di isteroannessiectomia presso la divisione ostetrico ginecologica del nosocomio sopra citata il 12 giugno 2006, a seguito del quale le erano state diagnosticate una fistola vescico-vaginale destra e una uretero-vaginale sinistra;

- al fine di riparare tali lesioni la donna nel settembre 2006 era stata sottoposta ad un primo intervento chirurgico di riparazione della fistola vescico-vaginale e ad un secondo intervento nell'ottobre dello stesso anno per la chiusura della fistola uretero vaginale destra mediante applicazione di uno stent ma questo secondo intervento non aveva avuto successo e il 15 novembre 2006 si era dovuto procedere al posizionamento di un foley che era stato definitivamente rimosso solo in data 9 febbraio 2007;

- la ct di parte che era stata svolta sulla persona della S. aveva accertato che le due fistole erano state provocate dal primo intervento chirurgico e dovevano quindi ascriversi a negligenza o imperizia degli operanti;

- tale responsabilità era stata riconosciuta da controparte che aveva risarcito la S. con la somma di Euro 55.000,00 comprensiva di spese legali.

A seguito di quanto occorso alla S., e successivamente al percorso terapeutico e di recupero che ella aveva seguito, l'attore aveva subito ingenti danni biologici, patrimoniali e non patrimoniali legati alla propria sfera sessuale

In particolare il N., era stato costretto a rinunciare ai rapporti sessuali con la compagna per lungo tempo e, successivamente, aveva dovuto ridurli drasticamente rispetto al periodo precedente l'intervento per la paura di procurare un ulteriore danno fisico alla donna

L'istituto S. C. si è costituito ritualmente in giudizio e ha resistito alla domanda avversaria assumendone la infondatezza e sostenendo, in particolare, che la insorgenza di fistole nella chirurgia ginecologica oncologica costituisce una complicanza piuttosto frequente e non prevenibile o evitabile dai sanitari i quali, nel caso di specie, avevano provveduto alla adozione delle cure più adeguate e il loro intervento aveva anche consentito alla donna di sopravvivere a fronte di una patologia ad elevatissimo rischio di mortalità.

La causa è giunta a decisione senza lo svolgimento di attività istruttoria a seguito del rigetto da parte di questo giudice delle istanze istruttorie delle parti.

Ciò detto con riguardo all'iter del giudizio e agli assunti delle parti, ad avviso di questo giudice la domanda attorea è fondata e come tale merita di essere accolta.

Alla formulazione di un giudizio di responsabilità nei riguardi dei sanitari che operarono la S. nelle circostanze sopra descritte può giungersi sulla base della considerazione che alle puntuali valutazioni del ct di parte attrice la convenuta non ha contrapposto né una propria ct di parte né della documentazione di carattere scientifico che potessero supportare il suo assunto secondo cui l'evento riferito dall'attore sarebbe stata una ordinaria complicanza. A ben vedere poi il convenuto, nell'articolare tale difesa, non si è fatto carico di spiegare come potesse conciliarsi con essa il particolare, opportunamente evidenziato nella relazione del ct di parte, che in questo caso le fistole furono due. Tale circostanza infatti è sufficientemente indicativa, in difetto di una valida spiegazione alternativa, della sussistenza dei profili di colpa evidenziati dal c.t. di parte attrice nel comportamento dei sanitari che operarono la donna.

In mancanza di risultanze di carattere tecnico scientifico ed anche fattuali favorevoli al convenuto non può poi darsi ingresso alla ctu dallo stesso richiesta che quindi ha carattere eminentemente esplorativo.

Ciò detto in punto di an della responsabilità del convenuto occorre ora valutare se l'attore abbia subito o meno un concreto pregiudizio per effetto delle lesioni riportate dalla sua convivente.

Sul punto va innanzitutto precisato che il convenuto non ha mai contestato specificamente i presupposti di fatto della pretesa del N., ossia che tra lui e la S. esista un rapporto di convivenza more uxorio iniziato alcuni anni prima dei fatti illeciti per cui è causa, nell'ambito del quale i due avevano una regolare vita sessuale e che essa è peggiorata sensibilmente dopo gli interventi di cui si è detto.

L'attore ha individuato in una simile situazione la causa diretta di un proprio pregiudizio di duplice natura, alla integrità psichica e non patrimoniale.

Può escludersi che il N. abbia patito il primo tipo di danno, non avendo egli fornito prova di essere attualmente affetto da una patologia o disturbo di tipo psichico definibili con precisione. Le CT di parte che egli ha prodotto a tal fine infatti danno conto di uno stato di ansia dell'attore che non è in nessun modo oggettivabile.

Resta allora da stabilire se il danno lamentato dall'attore possa essere qualificato come danno non patrimoniale.

Ai fini di tale verifica è utile rammentare quali siano le caratteristiche di questo tipo di pregiudizio secondo i più recenti arresti della Cassazione a Sezioni Unite espressi nelle sentenze nn.26972,26973,26974 e 26975 dell'11 novembre 2008. Orbene tali pronunce hanno individuato la peculiarità del danno non patrimoniale nella sua tipicità, desumibile dall'art. 2059 c.c., quale norma di rinvio, per l'individuazione del presupposto della ingiusta lesione di interessi tutelati dall'ordinamento, ai casi previsti dalla legge (e quindi a fatti costituenti reato o altri fatti riconosciuti dal legislatore ordinario produttivi di tale tipo di danno) ovvero ai diritti costituzionalmente tutelati, con la precisazione che in questo caso la rilevanza costituzionale deve riguardare l'interesse leso e non il pregiudizio conseguente e che la risarcibilità del pregiudizio non patrimoniale presuppone che la lesione sia grave e il danno non sia futile.

Sulla base di tali coordinate occorre ora chiedersi se il diritto alla vita sessuale assurga al rango di posizione giuridica costituzionalmente tutelata all'interno del rapporto coniugale e, una volta che si arrivasse ad una soluzione affermativa, se la stessa sia estensibile anche al rapporto di convivenza more uxorio.

Ad avviso di questo Giudice l'interrogativo posto merita senza dubbio una risposta positiva.

Il bene giuridicamente protetto però non è costituito dal "diritto reciproco di ciascun coniuge ai rapporti sessuali con l'altro coniuge", secondo quanto affermato in una pronuncia risalente dalla Suprema Corte (Cass. 11 novembre 2006 n.8976), quanto piuttosto la libertà sessuale dell'individuo (in tali termini cfr. Trib. Napoli, sez. Il, 13 aprile 2007 n.3996). A conforto di tale affermazione va ricordato che la Corte Costituzionale nell'incipit della sentenza 18 dicembre 1987 n. 571 ha affermato che "essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompresso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l'art.. 2 Cost. impone di garantire".

E' stata la stessa Corte Costituzionale, quindi, in epoca di molto precedente alle sentenze delle Sezioni Unite sopra citate che ha individuato il fondamento costituzionale del diritto alla libertà sessuale cosicché la lesione di esso integra un danno di carattere non patrimoniale.

A ben vedere tali principii non sono che il portato dell'esperienza reale.

Il soggetto che subisce lesioni all'apparato sessuale del tipo di quelle riportate dalla S. non perde la propria capacità sessuale ma ne vede limitato, e nei caso più gravi compromesso, l'esercizio. Poiché l'attività sessuale costituisce al tempo stesso indispensabile complemento e piena manifestazione del legame affettivo che esiste, nella normalità dei casi, tra i coniugi anche la significativa riduzione di essa determina un generale peggioramento della vita di coppia e, nei casi più gravi, può anche provocare la rottura del rapporto.

Si noti poi che anche il coniuge che non è stato direttamente leso nella propria integrità fisica subisce un pregiudizio alla propria libertà sessuale in conseguenza della impossibilità o difficoltà ad intrattenere rapporti sessuali con il partner. E' evidente infatti che la compromissione o limitazione del diritto alla libertà sessuale di uno dei coniugi produce un identico effetto sul corrispondente diritto dell'altro coniuge. I diritti dei due partner sono tra loro interdipendenti anche perchè possono essere esercitati, quale espressione del legame affettivo esistente tra i coniugi, esclusivamente nell'ambito del rapporto di coniugio, stante il dovere di fedeltà sancito dall'art. 143 comma 2 c.c.,.

Ad avviso di questo giudice le medesime caratteristiche sono ravvisabili anche all'interno di un legame more uxorio quale quello esistente tra l'attore e la S..

Sul punto va innanzitutto chiarito che non si pone il problema di valutare la meritevolezza del rapporto esistente tra i due poiché, come detto, la convenuta non ha mai contestato che esso, già prima del fatto causativo di danno per la donna, avesse assunto i caratteri (esistenza di una duratura comunanza di vita e di affetti con vicendevole assistenza morale e materiale) che, secondo la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. 29 aprile 2005 n.8976), consentono di accostarlo a quello di coniugio.

Ciò chiarito la conclusione sopra detta discende dalla assimilazione tra stabile convivenza more uxorio e matrimonio alla quale è giunta la giurisprudenza di legittimità negli ultimi anni.

La Corte, già con sentenza 10 maggio 2005 n.9801, ha ritenuto che il principio di indefettibilità della tutela risarcitoria trovi spazio applicativo anche all'interno dell'istituto familiare, pur in presenza di una specifica disciplina dello stesso, configurandosi la famiglia come sede di autorealizzazione e di crescita, segnata dal reciproco rispetto ed immune da ogni distinzione di ruoli, nell'ambito della quale i singoli componenti conservano le loro essenziali connotazioni e ricevono riconoscimento e tutela, prima ancora che come coniugi, come persone, in adesione al disposto dell'art. 2 Cost., che, nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, delinea un sistema pluralistico ispirato al rispetto di tutte le aggregazioni sociali nelle quali la personalità di ogni individuo si esprime e si sviluppa (v., sul punto, anche la successiva Cass., sent. n. 18853 del 2011).

Si noti che con tale sentenza la Corte ha riconosciuto la responsabilità da fatto illecito per il soggetto che abbia omesso di informare prima del matrimonio il futuro coniuge delle proprie disfunzioni sessuali, tali da impedire l'assolvimento dell'obbligo coniugale, in quanto tale condotta determina una lesione del diritto fondamentale del coniuge a realizzarsi pienamente nella famiglia, nella società ed eventualmente come genitore e quindi al di fuori di un legame matrimoniale.

Sulla base di tali premesse un'altra recentissima pronuncia della Suprema Corte (Cass. sez. I 20 giugno 2013 n. 15481,) nel richiamarsi espressamente ad esse, ha aggiunto in maniera ancor più incisiva che:"..il rispetto della dignità e della personalità, nella sua interezza, di ogni componente del nucleo familiare assume i connotati di un diritto inviolabile, la cui lesione da parte di altro componente della famiglia, così come da parte del terzo, costituisce il presupposto logico della responsabilità civile, non potendo chiaramente ritenersi che diritti definiti come inviolabili ricevano diversa tutela a seconda che i loro titolari si pongano o meno all'interno di un contesto familiare. ... L'intensità dei doveri derivanti dal matrimonio, segnati da inderogabilità ed indisponibilità, non può non riflettersi - come pure chiarito dalla sentenza n. 9801 del 2005 - sui rapporti tra le parti nella fase precedente il matrimonio, imponendo loro, pur in mancanza, allo stato, di un vincolo coniugale, ma nella prospettiva della costituzione di tale vincolo, un obbligo di lealtà, di correttezza e di solidarietà.

La violazione dei diritti fondamentali della persona è, altresì, configurabile, alle condizioni descritte, all'interno di una unione di fatto, che abbia, beninteso, caratteristiche di serietà e stabilità, avuto riguardo alla irrinunciabilità del nucleo essenziale di tali diritti, riconosciuti, ai sensi dell'art. 2 Cost., in tutte le formazioni sociali in cui si svolge la personalità dell'individuo (v., in tal senso, Cass. sent. n. 4184 del 2012)".

A conforto delle succitate affermazioni la stessa decisione ha poi citato tutta una serie di norme speciali, anche molto recenti, nelle quali il legislatore ha attribuito rilevanza alla famiglia di fatto.

Se quindi anche dal rapporto di convivenza derivano obblighi analoghi a quelli derivanti dal matrimonio, tra i quali non si vede perchè non possa essere incluso quello di fedeltà, è agevole comprendere come anche il convivente di colui che abbia subito una lesione agli organi sessuali, comportante una significativa limitazione della propria vita sessuale, possa patire questa stessa conseguenza.

Ai fini della quantificazione in termini monetari del danno alla vita sessuale patito dall'attore occorre tener conto dell'età che egli aveva all'epoca del fatto (quarantasette anni) e che era tale da far ritenere in via presuntiva che egli avesse una attività sessuale regolare e anche frequente, tanto più che, come si è detto, tale circostanza non è mai stata contestata dalla convenuta.

Alla luce di tali considerazioni si stima adeguato un ristoro economico di Euro 25.000,00 calcolati all'attualità.

Trattandosi un credito di valore su di esso spettano la rivalutazione monetaria e gli interessi al tasso legale. Più precisamente gli interessi legali vanno riconosciuti a decorrere dalla data del fatto illecito e vanno calcolati sulla somma devalutata, secondo gli indici ISTAT, proprio al momento del fatto e via via rivalutata annualmente (cfr. sul punto Cass. Sez. Un. 17.02.1995 n.1712) fino ad oggi.

Venendo alla regolamentazione delle spese del giudizio esse vanno poste a carico del convenuto in applicazione del criterio della soccombenza e si liquidano come in dispositivo facendo riferimento al D.M. n. 140 del 2012. La condanna alle spese è giustificata anche dall'atteggiamento tenuto dal convenuto a seguito della proposta conciliativa che questo Giudice aveva formulato alle parti con ordinanza del 23 giugno 2012, accettata dall'attore, e che è consistito in una totale inerzia.

Ai fini della determinazione del compenso spettante all'attore i valori medi di liquidazione previsti dal predetto regolamento per le fasi di studio e introduttiva possono essere aumentati del 50 %, avuto riguardo alla relativa complessità della materia del contendere. Il compenso per le fasi istruttorie e decisoria invece può essere contenuto nei valori medi di liquidazione previsti per esse dal regolamento atteso che non vi è stata attività istruttoria. La somma complessivamente spettante all'attore a titolo di compenso è pertanto di Euro 2.475,00 ad essa va aggiunta quella di Euro 500,00 a titolo di rimborso delle spese vive sostenute, di cui Euro 206,00 a titolo di ripetizione del contributo unificato ed il resto a titolo di rimborso delle spese di collazione, scritturazione e notifica, calcolate in via presuntiva.

P.Q.M.

Il Giudice Unico del Tribunale di Verona, definitivamente pronunciando, ogni diversa ragione ed eccezione disattesa e respinta, così decide condanna :

- condanna il convenuto a corrispondere all'attore la somma di Euro 25.00,00 oltre agli interessi legali su tale somma dalla data del fatto illecito (12 giugno 2006) fino a quella di pubblicazione della presente sentenza, calcolati sulla somma suddetta devalutata al momento del fatto e via via rivalutata anno per anno nonché agli interessi legali sulla somma totale così risultante dalla data di pubblicazione della presente sentenza a quella del saldo effettivo;

- condanna altresì il convenuto a rifondere all'attore le spese di lite che liquida nella somma complessiva di Euro 2.975,00 di cui 2.475,00 per compenso ed il resto per spese, oltre Iva e Cpa.

Così deciso in Verona, il 26 settembre 2013.

Depositata in Cancelleria il 26 settembre 2013.

Accertamento e notificazioni a mezzo del servizio postale

Il principio secondo cui gli effetti della notificazione eseguita a mezzo del servizio postale si producono per il notificante al momento della consegna del piego all'ufficiale giudiziario (ovvero al personale del servizio postale) e per il destinatario al momento della ricezione, ha carattere generale e trova applicazione non solo con riferimento agli atti processuali, ma anche con riferimento agli atti d'imposizione tributaria. Ne consegue che è tempestiva la spedizione dell'avviso di rettifica effettuata prima dello spirare del termine di decadenza gravante sull'ufficio, a nulla rilevando che la consegna al destinatario sia avvenuta successivamente a tale scadenza.
Il principio, secondo la Corte di Cassazione (ordinanza n. 351/2014), il principio sancito dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 890/1982) è valido non solo agli atti processuali, ma anche a quelli amministrativi, compresi gli atti impositivi emessi dall’Amministrazione Finanziaria.

Nozione di trust liquidatorio

Il trust liquidatorio consiste in un istituto per il quale una società, la quale è in stato di crisi, o un terzo, il quale può intervenire a sostegno di una società in satto di crisi, destina in tutto o in parte beni dell’azienda, come pure beni esterni ad essa, al soddisfacimento dei creditori dell’impresa.
Il trust liquidatorio nasce, quindi,come strumento di destinazione del patrimonio sociale al soddisfacimento dei creditori, ed ha la funzione di risolvere o accellerare il processo liquidativo, in alternativa alla liquidazione concorsuale.
Esso può essere istituito da società già posta in stato di liquidazione, oppure immediatamente prima che ne venga deliberato lo scioglimento e la messa in liquidazione
Tramite il trust liquidatorio si addiviene alla articolazione di una attività di liquidazione privata.
Esso può contenere lo spostamento di beni da chi ne dispone a chi, ne assume la gestione.
Il trust liquidatorio può prevedere la figura dei beneficiari, oppure essere un trust di scopo. Nel primo caso, i beneficiari corrisponderanno ai creditori dell’impresa in crisi.
Secondo parte della giurisprudenza, qualora dopo la costituzione di un trust liquidatorio sopravvenga il fallimento della società, l'art. 78, R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare), non trova applicazione; in tal caso deve ritenersi verificata una causa di scioglimento per impossibe raggiungimento dello scopo del trust medesimo ed allora si dovrà accertare di volta in volta cosa prevedono l'atto istitutivo del trust o la legge prescelta per la sua disciplina in ordine alla sorte dei beni conferiti.
Inoltre, il trust liquidatorio costituito quando l'impresa si trovi in stato di dissesto non è ab origine nullo o inefficace ai sensi dell'articolo 13 della convenzione dell'Aja per contrasto con le norme di diritto pubblico che prevedono la liquidazione concorsuale; in detta ipotesi, infatti, la disciplina applicabile sarà quella prevista dall'atto istitutivo del trust o, in mancanza, dalla legge regolatrice prescelta, per il caso di impossibilità del trust di raggiungimento dello scopo.

Mediazione infiltrazioni condominiali - modello istanza

Modello istanza mediazione infiltrazioni meteoriche in condominio

Luogo, data

Via email a ….

Spett.le
ALFA MEDIAZIONI s.r.l.
Via …




DOMANDA DI MEDIAZIONE

Per la Signora …, nata a …, il …., CF …, elettivamente domiciliata in …, presso lo studio …., tess. n.: … con richiesta di effettuarsi le comunicazioni a mezzo telefono al n. ... ovvero a mezzo fax al n. ... ovvero a mezzo pec all’indirizzo ...
In qualità di persona fisica che agisce nel proprio interesse

CHIEDE

DI AVVIARE UN TENTATIVO DI MEDIAZIONE NEI CONFRONTI DI

Condominio di via …, in persona del suo amministratore e legale rappresentante p.t., con sede …

AL FINE DI

CONCILIARE LA SEGUENTE CONTROVERSIA

1) L’istante è proprietaria di un immobile sito in …, via …., censito al NCEU foglio … part. … sub … cat …;

2) L’immobile citato è sottostante al suddetto terrazzo, il quale svolge funzione di copertura dell’intero fabbricato del Condominio resistente;

3) Il terrazzo di specie, è di tipologia latero-cementizia e presenta uno strato di asfalto minerale posato a caldo, coperto da un massetto e pavimentazione;
4) Nei mesi di dicembre 2012 e gennaio 2013 si è verificato una infiltrazione massiva estesa al solaio di copertura dell’appartamento di cui al punto precedente, dovuto alle infiltrazioni piovane;
5) In particolare, nel dicembre 2012, la superficie del terrazzo è stata completamente allagata a causa del mancato deflusso delle acque meteoriche dall’unico punto di consegna alla fogna condominiale;
6) Invero, l’acqua, a causa della vetustà della pavimentazione, ha invaso l’intradosso del solaio arrecando danni e producendo infiltrazioni diffuse per tutta la superficie;
7) Invero lo strato superficiale del terrazzo è vetusto e danneggiato in più punti, e dunque permeabile a causa della sua vetustà;
8) D’altra parte l’acqua già infiltratasi lungo i cordoli è scesa lungo le pareti di diversi ambienti, provocando i seguenti danni:
(i) Danno a cassette di derivazioni dell’impianto elettrico: l’acqua ha raggiunto il medesimo provocando un corto circuito nell’impianto e danni nell’ambiente cucina (danneggiando gli elettrodomestici quali il forno, la lavastoviglie, la lavatrice e uno split a parete, provocando il corto circuito altresì delle schede di controllo elettriche di tali elettrodomestici);
(ii) Due punti luce e sospensioni sono stati danneggiati in maniera irreversibile;
(iii) Il torrino scale di collegamento al terrazzo di copertura si è allagato, per il quale è necessario – peraltro – un urgente collegamento statico;
(iv) Il rigonfiamento della pavimentazione e dei cordoli hanno provocato un distacco della soletta dalla parete di chiusura;
(v) Il soffitto dell’intera superficie è completamente rigonfio e presenta diversi punti di distacco;
(vi) Dalle giunture dei cordoli stanno affiorano efflorescenze e muffe diffuse;
9) I danni di specie devono ritenersi in misura non inferiore ad € 25.000,00;

SULLA BASE DELLE SEGUENTI RAGIONI DI PRETESA

L’istante ha interesse al risarcimento dei danni, a titolo non esaustivo, ai sensi degli articoli 1226, 2043 e 2051 c.c.;

All’uopo, la parte istante:

Produce in copia i seguenti documenti, con impegno a depositare gli originali a semplice richiesta:

- n. 1 Copia autentica dell’atto di compravendita

Produce le seguenti memorie:

Ai sensi di quanto statuito al D.M. n. 180 del 2010, alla relativa Tabella “A”, indica quale valore della controversia euro 25.000,00, (diconsi euro venticinquemila./00).

Fa istanza di deposito della presente presso la segreteria dell’organismo di mediazione “ALFA MEDIAZIONI s.r.l.” e di fissazione della data del primo incontro con il Condominio di via …, in persona del suo amministratore e legale rappresentante p.t., con sede in … alla via …. chiedendo inoltre che la segreteria stessa curi la comunicazione di copia della presente e della data dell’incontro al medesimo signor Caio con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione.

Ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. n. 196 del 2003, dichiara di conoscere l’informativa resa dall’intestato organismo di mediazione, ex art. 13 del citato decreto, ed autorizza il trattamento dei dati per le finalità di cui alla presente procedura e alle finalità ad essa connesse.

Napoli, …

Avv. …